Gli psicologi, ormai da alcuni decenni, sono parte integrante della macchina dei soccorsi in emergenza. La Psicologia dell’emergenza è stata ufficializzata in Italia con il D.M. 13/02/2001 con l’adozione dei “Criteri di massima organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi” che stabiliscono la necessità di prestare sostegno psicologico a poche ore dall’evento catastrofico.

L’intervento psicologico nello scenario della calamità e dei disastri si è dimostrato fondamentale. La storia ci ha insegnato quanto è importante intervenire precocemente sulla gestione e sull’elaborazione dell’esperienza traumatica, al fine di contenerne l’impatto e ridurre le conseguenze negative sul piano individuale, gruppale, sociale e di comunità.

L’intervento dello psicologo nelle emergenze

Operare come psicologi in situazioni di crisi ad alto rischio – come anche a rischio basso o medio –  richiede un adeguato addestramento personale e una specifica formazione. Bisogna avere la capacità di sapersi adattare ai diversi scenari, ai differenti contesti naturali, antropici e culturali. È importante avere un atteggiamento flessibile e una certa predisposizione a saper costruire soluzioni creative e originali, avendo però sempre chiaro in mente un modello concettuale che guidi l’azione e ne preveda gli effetti nel breve e nel lungo periodo. La psicologia dell’emergenza rappresenta il quadro teorico-metodologico da cui partire. Essa fornisce, in particolar modo, conoscenze relative alle risposte cognitive, emotive, relazionali, psicosociali e comportamentali che si attivano in contesti di crisi; si indirizza al singolo, al gruppo e alla comunità e propone protocolli operativi per l’intervento sul campo, orientati dalle norme etiche e guidati dai valori del vivere civile.

Per quanto si possa essere professionalmente preparati a gestire l’emergenza, o umanamente attrezzati per elaborare anche eventi estremamente drammatici e imprevedibili, ci sono situazioni limite che possono mettere a dura prova il senso di sé e degli individui coinvolti, la loro continuità e la loro capacità di affrontare perdite e cambiamenti. Lo psicologo dell’emergenza interviene per preservare l’equilibrio di coloro che a livelli diversi sono stati esposti a un evento critico, offrendo contenimento emotivo e sostegno a sopravvissuti e soccorritori.

Il colloquio clinico in emergenza si caratterizza per la flessibilità del setting che deve organizzarsi intorno a 3 dimensioni peculiari:

  • La prossimità: è lo psicologo a recarsi sul luogo del disastro ed è lì e non altrove che si realizza l’intervento.
  • L’immediatezza: è fondamentale che l’assistenza sia fornita fin dai primissimi momenti dopo l’evento tragico.
  • La semplicità: il sostegno psicologico in emergenza deve basarsi il più possibile su attività di intervento pratiche che permettano di ricostruire degli spazi di normalità.

Lo psicologo in emergenza non lavora in modo isolato ma è inserito all’interno dell’équipe dei soccorsi; deve essere in grado di relazionarsi con altre professionalità, mantenendo autonomia di competenze ma utilizzando in modo flessibile modelli teorici e strumenti operativi; all’interno della macchina organizzativa egli ha un ruolo importante nel potenziare la comunicazione e la collaborazione tra le diverse professionalità in azione, favorendo interventi coordinati che garantiscano un’adeguata tutela del personale di soccorso.

Gli psicologi in emergenza lavorano affinché vi sia un’adeguata diffusione di informazioni corrette relative alle potenziali conseguenze dell’esperienza traumatica sul funzionamento mentale degli individui, per promuovere cultura della salute psicologica, facilitare l’espressione e la condivisione di vissuti e favorire così il riconoscimento precoce di problematiche conseguenti al trauma. 

L’intervento psicologico in emergenza non si focalizza su una patologia da curare, ma piuttosto su una normalità da preservare e valorizzare anche in situazioni estreme. Il focus è sulle risorse da attivare per fronteggiare la crisi, contenerne le conseguenze e svilupparne le opportunità.

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