“Diagnosi” è una parola che deriva dall’unione dei termini greci dìa (attraverso) e gnosis (conoscenza) e si riferisce alla conoscenza della persona attraverso la raccolta e l’elaborazione di una serie di dati riferiti alla sua storia personale e ai suoi sintomi. La psicodiagnostica è una branca della psicologia che si occupa della valutazione del funzionamento psicologico. La psicodiagnosi, intesa come processo, è il risultato dell’integrazione di diversi fattori di ordine biologico, psicologico, sociale e relazionale e di una visione unitaria dell’individuo, formulata in funzione di un intervento terapeutico.

Come strutturare il processo psicodiagnostico con i bambini e gli adolescenti?

La ricerca e l’esperienza clinica ci dicono chiaramente quanto sia importante approcciarsi alla valutazione di un soggetto in età evolutiva con un approccio di tipo sistemico e multidimensionale. È fondamentale coinvolgere tutte le figure di riferimento per il bambino (genitori, insegnanti, altre figure significative) così da raccogliere informazioni sul funzionamento del bambino e dell’adolescente nei diversi contesti di vita (familiare, scolastico, sociale, ecc.) per capire quale sia il ruolo dell’ambiente nella comparsa delle condotte problematiche. È bene poi approfondire elementi e conoscenze che appartengono a campi differenti del sapere medico e psicologico, necessari alla formulazione del giudizio diagnostico. Per raggiungere tale obiettivo è fondamentale conoscere anche i diversi aspetti dello sviluppo normale del bambino, come essere in piena maturazione sia fisica che psichica, in interazione dinamica con l’ambiente. È poi utile riflettere sul significato che un particolare sintomo può avere per un determinato bambino, in un preciso momento evolutivo, in un dato contesto affettivo-relazionale e sociale

Come si svolge il processo psicodiagnostico in età evolutiva?

Il processo psicodiagnostico in età evolutiva inizia con un colloquio con i genitori. Si tratta di un primo momento per raccogliere informazioni sul bambino, sulle sue tappe di sviluppo, sulla sua storia clinica e familiare. In questa fase è importante accogliere in modo non giudicante dubbi e aspettative della famiglia e riformulare insieme una domanda di cura: solo così sarà possibile stabilire e mantenere con i genitori un adeguato ingaggio e motivazione al trattamento. 

Al colloquio con i genitori, sarebbe utile affiancare anche un colloquio con le insegnanti e/o un’osservazione diretta in classe così da avere un quadro più completo del funzionamento del bambino. 

Il colloquio con bambini e adolescenti presenta alcune caratteristiche che lo rendono diverso da quello con adulti. L’età influenza molte delle componenti che costituiscono il colloquio:

  • Le capacità cognitive e il linguaggio dei bambini sono meno sviluppati.
  • I bambini, e spesso anche gli adolescenti, sono accompagnati dagli adulti, generalmente di genitori, e raramente accedono di propria volontà.
  • La richiesta può essere formulata anche da persone esterne alla famiglia (insegnanti, Tribunale per i minori, pediatra, ecc.).

Tenendo conto dell’età e della maturità del soggetto, si indagherà la sua percezione del problema, la motivazione alla terapia, la qualità di vita, l’adattamento nei diversi contesti, il quadro sintomatologico. Queste valutazioni possono essere fatte con l’ausilio di strumenti testistici di diverso tipo, da scegliere con attenzione in base al contesto, all’età e al livello di sviluppo del bambino.

I bambini più piccoli hanno capacità di linguaggio ridotte in relazione alla loro fase di sviluppo per sostenere una libera conversazione e ciò può rendere opportuno ricorrere ad altri mezzi non verbali per comunicare. 

Nel contesto diagnostico, l’osservazione del comportamento del bambino in situazioni spontanee ed interattive, quali il gioco, il rapporto con i genitori e l’interazione con i coetanei, permette sia una valutazione del suo sviluppo cognitivo, sia una conoscenza del suo mondo affettivo-relazionale. Il gioco e il disegno forniscono informazioni sulle rappresentazioni mentali del Sé e delle relazioni con gli altri che possono non essere presenti a livello di consapevolezza. Nel processo di valutazione dei bambini piccoli possono essere utilizzati diversi giocattoli, scelti in base al loro probabile valore associativo; tra essi vi sono figure umane di varie dimensioni, animali di varie specie, carta, matite e colori. 

Vi sono poi diversi test proiettivi, strumenti utili a raccogliere informazioni sulle modalità di funzionamento tipiche di un paziente. Ne esistono di diversi tipi e sono tutti accomunati dal fatto di essere costituiti da stimoli volutamente ambigui e non definiti. 

I test proiettivi si basano sulla tendenza dell’individuo a strutturare spontaneamente materiale ambiguo e poco organizzato. Il processo psicodiagnostico per mezzo di tecniche proiettive esamina aree come il livello di realtà, la presenza o l’assenza di un disturbo del pensiero, il livello di sviluppo, l’esperienza affettive e le sue possibili espressioni, la rappresentazione del Sé e dell’altro, le capacità di rapportarsi agli altri e lo stile difensivo. La valutazione non si basa su una semplice collezione di punteggi, ma richiede la comprensione delle relazioni dinamiche tra la storia del soggetto, le sue esperienze, i suoi bisogni, l sue dinamiche interne, nonché le possibilità di realizzazione offerte dall’ambiente. 

La restituzione rappresenta il momento di chiusura del processo diagnostico ed è costituita da una sintesi del lavoro svolto sui dati emersi. Quando la restituzione avviene in modo corretto ed efficace il paziente ha la possibilità di riconoscersi e sentirsi riconosciuto nella propria storia personale e nelle proprie difficoltà.

Corso in Psicodiagnosi in Età Evolutiva: test proiettivi e relazionali

A settembre 2019 partirà l’ottava edizione del Corso in Psicodiagnosi in Età Evolutiva: test proiettivi e relazionali. Il corso mira a formare psicologi e psicologhe all’utilizzo dei principali strumenti di osservazione e di valutazione delle dinamiche personali e relazionali in bambini e adolescenti. Verrà approfondito l’utilizzo del Blacky Pictures Test, il Lausanne Trilogue Play (LTP) e i principali proiettivi grafici (Il test della persona sotto la pioggia, il Test della casa, il Disegno della figura umana di Machover, il disegno della famiglia di Corman e Porot, il test dell’albero di Kock).

La formazione sarà orientata alla pratica: sono infatti previsti laboratori di somministrazione, analisi di casi reali e supervisione da parte delle docenti. 

Per maggiori informazioni potete contattarci via mail all’indirizzo formazione@spazioiris.it o al numero 02. 94.38.28.21.