Mindfulness: protocolli per i professionisti della relazione d’aiuto

“Fermarsi è una grande arte. È un’arte umile, è quella di intuire quando siamo stanchi o quando abbiamo bisogno di camminare piano piano verso noi stessi e non più verso qualcosa o qualcun altro.”

Chandra Livia Candiani

Chi lavora nel campo della relazione d’aiuto si ritrova spesso a fare i conti con esperienze ad alto impatto emotivo. Le conseguenze possono essere molto pesanti sul piano personale e relazionale così come sull’efficacia dell’agito professionale.

Personale sanitario, operatori dell’emergenza, ma anche insegnanti, educatori, operatori sociali sono tutti professionisti il cui lavoro è ampiamente strutturato sulla relazione d’aiuto, sul prendersi cura dell’altro.

Carl Rogers è stato tra i primi ad approfondire la qualità di questa specifica forma di relazione e l’ha definita come “una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell’altro la crescita, lo sviluppo, la maturità e il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato. […] una situazione in cui uno dei partecipanti cerca di favorire in una o ambedue le parti, una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto ed una maggior possibilità di espressione.”

Aiutare richiede un grande investimento di energie e ottime capacità di decentramento e sintonizzazione sui bisogni dell’altro. Il rischio di perdere di vista se stessi e la motivazione profonda che guida il proprio agire professionale è tutt’altro che basso.

Le professioni che implicano lo strumento della relazione d’aiuto hanno tutte il potenziale rischio di sviluppare condizioni di stress cronico, affaticamento psico-emotivo fino a veri e propri quadri di burnout.
Alcuni autori parlano di Compassion Fatigue, letteramente “fatica da compassione”, un esaurimento fisico, emotivo e spirituale che si accompagna a una sofferenza intensa. Questa condizione si distinguerebbe dal burnout in quanto il professionista non diventa gradualmente meno empatico e si ritira dalla relazione, ma continua a mettersi a disposizione dell’utenza, pur sperimentando una grande difficoltà a mantenere una sana empatia, un giusto bilanciamento tra coinvolgimento e distanza.

Mindfulness: come aiutare chi aiuta

Come tutelarsi da questi rischi? Come far sì che il lavoro non abbia un impatto così devastante sulla propria salute fisica, psichica e relazionale? E ancora, come continuare ad essere efficaci nel proprio intervento professionale?

Imparare a fermarsi prima che sia troppo tardi.

Durante un ritiro di meditazione di un gruppo di professionisti e operatori sanitari, Thic Nath Hanh chiese ad ognuno di porsi interiormente la seguente domanda: “per quanto tempo ancora vuoi aiutare gli altri?”

Se la risposta fosse stata: “per lungo tempo” o addirittura “per tutta la vita”, allora ognuno avrebbe dovuto prendersi molta cura di sé.

Se si vogliono aiutare gli altri per un tempo breve si può farlo correndo il rischio di un rapido esaurimento delle energie, ma se l’intenzione è di aiutare gli altri per un lungo periodo, allora la scelta diventa totale e di grande responsabilità.

Se sappiamo prenderci cura di noi stessi, staremo bene quanto basta per essere d’aiuto anche agli altri.

La pratica della mindfulness è ad oggi una delle più promettenti modalità di ritornare su se stessi, di riscoprire le proprie percezioni e la propria personale esperienza del mondo.

Grazie al lavoro di Jon Kabat-Zinn, e poi di molti altri dopo di lui, sono stati studiati e validati numerosi protocolli nei quali la mindfulness – ovvero la capacità di prestare attenzione intenzionalmente all’esperienza del qui e ora, astenendosi dal giudicare ciò che si sente, si pensa e si percepisce – costituisce un fattore cardine per ritrovare una sana relazione con se stessi e con gli altri.

Le evidenze scientifiche che mostrano l’efficacia di interventi basati sulla mindfulness sono molteplici: vi è ampia letteratura sul tema e crescono di giorno in giorno gli ambiti di applicazione di questi protocolli.

La mindfulness per le professioni d’aiuto

Il corso “La Mindfulness per le professioni d’aiuto”, condotto da Simone Cheli – psicologo-psicoterapeuta specializzato in Mindfulness-Based Cognitive Therapy e altri interventi di Mindfulness in ambito clinico, educativo e di sviluppo personale – torna con una nuova edizione a maggio 2021.

Le lezioni si terranno online, su piattaforma interattiva. I posti sono limitati.

Per conoscere tutte le promozioni attive, il programma e la modalità di iscrizione, visitare il sito www.spazioiris.it e/o contattare la segreteria didattica: formazione@spazioiris.it – 02 94 38 28 21