Negli ultimi anni si è parlato spesso di Depressione Post-Partum, complice la maggiore consapevolezza di questo fenomeno, che permette di intercettare più facilmente i sintomi e i segnali e di intervenire tempestivamente.

Il pudore, che ancora oggi accompagna molte neo-mamme, inizia a fare posto al desiderio di confrontarsi, di non sentirsi giudicate e, soprattutto, di stare meglio.

Come riconoscere i sintomi della Depressione Post-Partum

Come si riconoscono, nel concreto, i segnali fisici ed emotivi di questa patologia?

Innanzitutto, la neo-mamma vive un costante senso di tristezza, con un misto di ansia e senso di colpa nei confronti del proprio figlio/a. E’ proprio sul senso di colpa che si gioca l’aspetto cruciale: la sensazione di sentirsi inadeguate, di confrontarsi con altre mamme ‘più smart’, rischia di creare uno specchio non realistico, e altamente nocivo, nel soggetto che ne soffre.

Al tempo stesso, possono subentrare distrubi del sonno e dell’appetito: nei casi più gravi si arriva a non provare interesse per il neonato, fino ad arrivare a gravi pensieri di autolesionismo o, addirittura, di infanticidio.

La differenza tra ‘Baby Blues’ e Depressione Post-Partum

Occorre, però, fare una precisazione importante: nei primi giorni dopo il parto moltissime neomamme accusano i sintomi del cosiddetto ‘Baby Blues’, una condizione lieve e transitoria di tristezza e sbalzi d’umore che spesso si risolve spontaneamente entro 10-15 giorni. Diverso è il caso della Depressione Post-Partum (DPP), che è a tutti gli effetti una patologia più grave e persistente, con sintomi invalidanti che arrivano ad interferire con la vita quotidiana.

Comprendere per stare meglio

Per una neomamma, per quanto possibile, i primi tempi è importante avere una rete di supporto – il cosiddetto ‘Villaggio’ simbolico – che può essere rappresentato da una parente, dal proprio partner in congedo di paternità o da una figura professionale come una puericultrice o una doula. La solitudine è infatti il vero ostacolo iniziale di una neo-famiglia, che si ritrova a vivere ritmi, orari e abitudini letteralmente stravolti dall’arrivo del proprio figlio.

Se, nonostante il supporto emotivo e pratico, la neo-mamma vive una costante sensazione di tristezza e di difficoltà, è sicuramente utile rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta per valutare trattamenti specifici come la psicoterapia cognitivo-comportamentale e, in alcuni casi, anche la somministrazione di farmaci.

Il supporto sociale (famiglia e amici) gioca un ruolo fondamentale, oltre al messaggio che deve arrivare alla neo-mamma, e che lei stessa deve introiettare passo dopo passo: prendersi cura di sè, riposare ma soprattutto non idealizzare un modello di perfezione in quello che è uno dei momenti più delicati di tutta la vita.

Quando la sfera sociale aiuta la rinascita di una neo-mamma

Oltre ai percorsi specifici di psicoterapia è importante per i neo.genitori cercare momenti di socializzazione: in questo senso, i consultori rappresentano uno spazio sicuro di dialogo e di confronto in cui è possibile parlare con figure esperte di problemi del sonno, ma anche di allattamento e di svezzamento.

Senza dimenticare i corsi di massaggio infantile: momenti di ritrovo tra neo-mamme e neo-papà in cui migliorare il legame madre-bambino e ridurre al tempo stesso la sensazione di solitudine e di inadeguatezza.

Credit immagine di copertina: Uppa