Siamo pronti per la prossima emergenza? Siamo pronti come cittadini, genitori, figli, fratelli e sorelle? E come professionisti? Siamo in grado di rimanere al nostro posto per fare ciò che dobbiamo fare, (se fosse necessario), per fare andare avanti il sistema produttivo, i servizi pubblici, le reti di solidarietà? E se fosse necessario mollare tutto, cambiare radicalmente, migrare, inventare nuove modalità di stare al mondo, siamo pronti? E se volessimo essere utili come professionisti, durante una crisi emergenziale, saremmo pronti? Qualcuno potrebbe obiettare che mai nessuno può essere realmente ben preparato, davanti ad un’emergenza. Essa è per definizione dirompente, imprevista, diffusa e complessa. Eppure, è eclatante la differenza tra chi sa come muoversi in situazioni critiche e chi si impantana. In relazione a queste domande, si gioca anche la possibilità di realizzare interventi psicologici efficaci e professionali in emergenza. Non ogni psicologo è pronto, come persona e come professionista a gestire i tempi rapidi e le complessità di un incidente complesso, di una pandemia o di una catastrofe.

Rischio ed incertezza: che impatto hanno nelle nostre vite

In una società complessa, tuttavia, l’incertezza e il rischio sono costitutivi. Certamente non sono prevedibili i singoli evento o i rischi particolari, ma l’incertezza sì. Minacce e pericoli sono insiti nelle tecnologie, nelle relazioni, nella natura amica e nelle imprese umane. Vivere è per sua natura pericoloso, perché implica la possibilità di morire. Assumersi il rischio di vivere (guidare un’auto, avere un figlio, accendere un fuoco, lavorare in pronto soccorso…) significa confrontarsi con le incerte probabilità degli eventi, ad ogni passo.

Molti autori si sono chiesti quale impatto abbia l’incertezza sulle menti umane. Domanda interessante, soprattutto se posta in quelle culture in cui molti vorrebbero vivere in un mondo stabile e sicurizzato, ipercontrollato e perfettamente prevedibile. Culture che hanno fede cieca nella scienza (come se non fosse un prodotto delle dinamiche umane), nella tecnologia (pensata come più infallibile degli uomini fallibili che l’hanno generata) e nella razionalità.  In questi contesti, molti osservano che l’irrompere dell’incertezza generi in molti casi ansia estrema, traumi, disregolazione emotiva, conflittualità, senso di impotenza e disperazione. Eppure, a volte, la storia insegna che il riconoscimento di quote di incertezza nella vita umana è stato sinonimo di libertà, destini aperti, innovazioni possibili. Prepararsi professionalmente per navigare nelle rapide impetuose delle emergenze significa formarsi come persona dinamica, operativa, collaborativa e creativa.   Non solo come traumatologo o clinico, esperto di riparazione e ricostruzione.  Significa anche formarsi come esperto di percezione e valutazione dei rischi, come decision maker coraggioso ed intuitivo, come problem solver creativo, come comunicatore di notizie complesse e nefaste, come sostenitore di team multidisciplinari, come organizzatore di servizi di mutuo aiuto.

Nuove emergenze: perché dovremmo chiederci se siamo pronti

Con tutto quello che abbiamo vissuto dopo la prima ondata del corona virus, che ha mietuto 40 mila vite umane nel nostro paese e dopo l’Aids che ne ha mietute 30 milioni nel mondo, quali altre emergenze potrebbero accadere?Quelle di sempre, ovviamente. Terremoti e alluvioni non si son fatti da parte, in Italia, solo per fare spazio nei telegiornali al piccoletto bitorzoluto. Incidenti stradali ed aerei, ferroviari e navali, incidenti domestici e sul lavoro, continuano a fare stage in modo improvviso nelle famiglie, anche in tempi di lockdown. E che dire di quella guerra psicologica che viene chiamata terrorismo e di quella campale, fatta di mine e mitragliatrici? Sono cronicamente tra noi. Non è la caratteristica di novità che fa di un dramma un’emergenza. Emergenza è il palesarsi di una minaccia distruttiva, che non si è preparati a fronteggiare perché mancano forze, mezzi, risorse.
Per questo, la domanda iniziale, che connette il tema della preparazione al tema dell’emergenza è cruciale.

Fronteggiare la crisi con la preparazione

Non c’è grave emergenza laddove c’è un qualche grado di preparazione. Urgenza spesso, ma emergenza più raramente. Disporre di adeguate capacità di coping, di reti organizzate, di risorse materiali e strumenti procedurali per fronteggiare le crisi è ciò che fa la differenza. Fa la differenza tra un evento drammatico e duro ed un evento traumatico. Tra un’esperienza tristissima e un’emergenza psichica.

Articolo a cura di Fabio Sbattella – Direttore Scientifico del Master di Alta Formazione in Psicologia dell’Emergenza

Master di Alta Formazione in Psicologia dell’emergenza

A settembre partirà la nuova edizione del Master di Alta Formazione in Psicologia dell’emergenza – Prevenzione, soccorso e risanamento sempre con la direzione scientifica del Prof. Fabio Sbattella, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e tra i più autorevoli psicologi dell’emergenza del panorama italiano.

Quest’anno il Master verrà proposto nel nuovo formato OnLive – Scegli tu. Sarai tu a scegliere quali lezioni frequentare in presenza, nelle nostre aule di Milano, e quali su piattaforma interattiva, in diretta, comodamente da casa tua! 

OnLive: non è mai stato così semplice scegliere!

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