Il signor Phineas Gage era caposquadra di un’impresa edile che nella prima metà del XIX secolo era impegnata nella costruzione di una nuova linea ferroviaria che avrebbe attraversato il Vermont, negli Stati Uniti.
Gli operai erano impegnati nei lavori di scavo della roccia che veniva fatta saltare in aria per spinare il terreno e posare i binari.
Il signor Gage era considerato un lavoratore eccezionale, molto meticoloso e popolare tra i colleghi. Era lui ad occuparsi personalmente di piazzare le cariche di esplosivo.

La mattina del 13 settembre 1948, il signor Gage, mentre stava lavorando, fu vittima di un terribile incidente: una delle barre di metallo usate per collocare l’esplosivo saltò in aria e gli trafisse la guancia sinistra, forandogli la scatola cranica nella parte frontale.

Immediatamente dopo l’incidente, i suoi compagni di lavoro gli andarono incontro pensando di trovarlo morto, ma cosí non fu. Incredibilmente, Gage era seduto con il sangue che sgorgava dalla sua ferita aperta. Era cosciente e subito iniziò a parlare in modo coerente dell’incidente. Fu immediatamente trasportato nella città più vicina, a più di un chilometro di distanza, per esser medicato dal dottore locale.

Sorprendetemente, il signor Gage sopravvisse al tragico incidente ma la sua personalità ne uscì completamente stravolta.

Gage, che prima dell’incidente era un uomo scaltro ed energico, manifestò improvvisamente un carattere capriccioso, quasi infantile, con una vena impulsiva e l’inclinazione a imprecare. Nonostante la presenza di questo corpo estraneo e le numerose successive infezioni, Gage non manifestò mai disturbi di ordine motorio, né alterazioni delle funzioni corticali superiori, conservando perfettamente il linguaggio, la memoria, le abilità di tipo logico e matematico.

Il medico che lo seguì segnalò che l’equilibrio tra la sua facoltà intellettiva e le sue disposizioni animali era stato distrutto. “Ora egli era bizzarro, insolente, capace a volte delle più grossolane imprecazioni, da cui in precedenza era stato del tutto alieno; poco riguardoso nei confronti dei compagni; insofferente di vincoli o consigli che contrastassero i suoi desideri, a volte tenacemente ostinato, e però capriccioso e oscillante; sempre pronto a elaborare molti programmi di attività future che abbandonava non appena li aveva delineati… “[1]

La storia di Phineas Gage diventò uno dei casi classici della neuropsicologia e delle neuroscienze.
Il caso, infatti, influenzò fortemente le discussioni intorno al cervello e in particolare ebbe un impatto rilevante nel dibattito sulla localizzazione cerebrale di specifiche funzioni.
Si trattò del primo caso osservabile in cui il danneggiamento di una specifica area del cervello aveva causato cambiamenti profondi nella personalità e nei comportamenti del soggetto coinvolto.

In letteratura sono riportati altri casi di pazienti che presentano lesioni nelle stesse aree cerebrali compromesse in Gage (le aree frontali ventro-mediane), e che manifestano tutti, inequivocabilmente, deficit nelle capacità decisionali combinati con una riduzione delle emozioni e dei sentimenti, a fronte di normali prestazioni alle prove di intelligenza.

Oggi sappiamo che nel cervello umano vi sono dei sistemi deputati al ragionamento più che a qualsiasi altra funzione, e in particolare alle dimensioni personali e sociali del ragionamento. Un danno cerebrale può comportare cambiamenti profondo nella personalità e nel comportamento di un individuo, con l’improvviso rifiuto dell’osservanza di regole etiche e convenzioni sociali acquisite in precedenza, anche quando né il linguaggio né le funzioni cognitive appaiono compromesse.

Il caso di Gage ha permesso di dimostrare che una specifica area del cervello ha a che fare in maniera specifica con proprietà peculiarmente umane, tra cui la capacità di anticipare il futuro e di pianificare in accordo con tale anticipazione, all’interno di un ampiamente sociale complesso; il senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri; la capacità di predisporre la propria sopravvivenza in modo deliberato, in ottemperanza al proprio libero volere.

I pazienti con danni alle aree frontali sviluppano problemi a livello della motivazione, dell’inibizione e dell’affettività.

 

[1] La descrizione del medico che ebbe in carico Gage è riportata in: Damasio, A.R., 1995, L’errore di Cartesio, Adelphi, Milano, p. 37.