I disturbi alimentari e il loro trattamento multidisciplinare

 

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione o Disturbi Alimentari (DA) sono patologie che stanno assumendo sempre più importanza all’interno del dibattito clinico nel nostro Paese sia per l’aumento della loro diffusione sia perché rappresentano una delle più frequenti cause di disabilità giovanile a cui si associa un rischio elevato di mortalità.

Essi sono caratterizzati da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso, la forma del corpo e il loro controllo.

I disturbi alimentari (DA) e le cause

Le cause dei DA sono solo in parte note e gli studiosi concordano sull’ipotesi di un’eziopatogenesi multifattoriale, ossia frutto dell’interazione di fattori predisponenti (genetici, psicologici, ambientali e socioculturali), fattori precipitanti (diete restrittive e difficoltà psicologiche personali) e fattori di mantenimento (sindrome da digiuno e il rinforzo positivo dall’ambiente).

L’esordio avviene prevalentemente in età adolescenziale e le espressioni comportamentali tipiche sono la diminuzione dell’introito alimentare, il digiuno, gli episodi bulimici, l’eccessiva attività fisica, l’utilizzo di vomito, pillole dimagranti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso. Tutto ruota intorno al cibo e alla paura di aumentare di peso; anche le comuni attività della vita quotidiana diventano difficili e motivo di ansia e/o altri stati emotivi negativi con ripercussioni e limitazioni delle capacità relazionali, lavorative e sociali della persona che ne soffre.

Nonostante tali conseguenze, per la maggior parte delle persone con DA la consapevolezza di avere un problema è scarsa e la paura di affrontare un cambiamento fortissima. Il problema alimentare è cosi pervasivo che la sintomatologia assume una funzione risolutiva dando l’illusione di poter tenere lontani gli altri problemi della vita. Questo è il motivo per cui molte persone affette da DA non chiedono aiuto o rifiutano addirittura un approccio terapeutico. Molti studi epidemiologici, a tal proposito, hanno riscontrato che solo una minoranza di persone affette da questi disturbi chiede un aiuto terapeutico. Per questo, è molto importante la valutazione iniziale in cui si inizia a stabilire un rapporto di fiducia e vengono raccolte un insieme di informazioni che servono al clinico per capire quale sia il percorso terapeutico più adeguato alla persona che ha chiesto aiuto.

Per la gestione e la cura dei disturbi alimentari, si rende necessaria una presa in carico da parte di professionisti specificatamente formati, in grado di occuparsi di queste problematiche tempestivamente, permettendo alla persona di sentirsi accolta e capita. Durante i primi colloqui, è importante effettuare una corretta diagnosi differenziale per capire se la persona è affetta da un disturbo alimentare o meno e se presenta altre patologie psichiatriche (es. depressione, ansia, ecc.) o internistiche (es. morbo celiaco, problemi endocrini, ecc.).

Per quanto riguarda il trattamento dei disturbi alimentari, l’Istituto Superiore di Sanità, nella Conferenza di Consenso tenutasi a Roma il 24 e il 25 ottobre 2012, ha dichiarato che non è raccomandabile un trattamento mono-professionale ma che bisogna adottare un approccio multi-professionale integrato e multidimensionale. Viste le diverse manifestazioni psicopatologiche e le complicanze mediche associate ai DA, infatti, è necessaria una collaborazione tra professionisti diversi (psicoterapeuta, psichiatra, medico internista, dietista) in grado di occuparsi in maniera integrata dei diversi aspetti del disturbo.

In una prima fase del percorso diagnostico-terapeutico, è auspicabile condurre un’attenta anamnesi personale e familiare, una valutazione dello stato nutrizionale e delle condizioni organiche (utilizzando eventualmente esami di laboratorio), un esame psichiatrico che valuti il potenziale rischio suicidario e i comportamenti autolesivi e una valutazione della famiglia per un possibile coinvolgimento nel percorso di cura (specialmente per gli adolescenti).

In Italia, per la cura dei disturbi alimentari sono disponibili cinque livelli di cura di intensità crescente:

  1. Il medico di medicina generale per gli adulti o il pediatra per i bambini e gli adolescenti
  2. La terapia ambulatoriale specialistica
  3. La terapia ambulatoriale intensiva o semi-residenziale (diagnostico/terapeutico/riabilitativo) per pazienti che non rispondono al trattamento ambulatoriale standard
  4. La riabilitazione intensiva residenziale
  5. Il ricovero H24 ordinario o di emergenza (in reparti internistici o psichiatrici)

La scelta del livello di cura deve basarsi sulla valutazione delle condizioni psicologiche e fisiche del paziente. Se un paziente necessita di passare da un livello di cura ad un altro, è importante stabilire una continuità di trattamento tra i vari livelli.

Attualmente, le opzioni di trattamento per i disturbi alimentari disponibili sul territorio italiano sono variegate: non tutte le Regioni presentano la possibilità di accesso ai 5 livelli di cura, in particolare a quelli più intensivi, e i trattamenti psicologici evidence-based (come la CBT-E, la IPT e la FBT) di rado vengono somministrati ai pazienti. Mancano, infine, dati sull’esito dei trattamenti applicati a breve e lungo termine.

In conclusione, si rende evidente come sia necessario da un lato migliorare l’accesso ai servizi clinici per pazienti e familiari e dall’altro investire sulla formazione dei professionisti che li curano. È fondamentale che questi ultimi diventino competenti nell’adozione di un approccio multidisciplinare e integrato ritenuto fondamentale per un trattamento efficace dei disturbi alimentari.

articolo a cura di Nutrimente Onlus

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Riferimenti

Conferenza di consenso -Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) negli adolescenti e nei giovani adulti – Istituto Superiore di Sanità, Roma, 24-25 ottobre 2012

NICE guidelines. Eating disorders: recognition and treatment .NICE guideline Published: 23 May 2017 nice.org.uk/guidance/ng69

Quaderni del Ministero della Salute 17/22 2013 “Appropriatezza clinica, strutturale e operativa nella prevenzione, diagnosi e terapia dei disturbi dell’alimentazione